Scorrendo la lista coi nomi dei miei clienti che nel corso degli anni sono entrati a far parte delle "storie di vita" di Boudoir, mi sono reso conto che tutte hanno in comune almeno la caratteristica di essere persone molto alla mano e disponibili. Anche Silvia è così, ma a differenza degli altri intervistati non ha un'esposizione nel mondo dei media , ne gode di fama. Silvia ha la mia età e lavora come infermiera nel reparto di rianimazione dell'ospedale all'Angelo di Mestre.

Quando ha avuto bisogno di occhiali nuovi, è stata indirizzata a Boudoir da un suo amico e collega. Era maggio e finalmente si erano create le condizioni, per spostarsi fra la terraferma e la nostra isola. Allora Silvia ha deciso di venire a scegliere qualcosa di estremamente leggero. Voleva degli occhiali da vista che le dessero tregua dal peso di tutti i dispositivi di protezione individuale, nei reparti come il suo sono obbligatori. Parlando di occhiali e scegliendone un paio siamo entrati in empatia. La conversazione , che riprendiamo oggi è scivolata poi sui rapporti fra esseri umani ed ho pensato fosse ora di coinvolgere qualcuno che svolge un lavoro da"prima linea", ma per la quale non c'è la ribalta e che nemmeno la cerca.

#silvia

- Ho spesso la sensazione che le vostre competenze specialistiche, vengano messe in pratica un po' come succede a teatro, da dietro le quinte, mi sbaglio? Prendersi cura della salute delle persone, sicuramente tocca molte corde che risuonano con le emozioni e la psicologia. Tu senti mai il bisogno di ricaricare le forze affidandoti alle attenzioni di qualcuno?

Quando ho deciso di intraprendere questa professione ricordo di aver pensato che fosse la scelta più bella che potessi fare per me e per la mia vita. Ora sono passati degli anni ed ho maturato, oltre all'entusiasmo dell'epoca, una visione più ampia e complessa di questo lavoro così affascinante per certi versi, ma anche così difficile. La necessità di ricorrere ad aiuti esterni si fa sentire con intensità diversa a seconda del periodo che vivo. Ho comunque imparato a cercare aiuto, se ce n'è bisogno e ad incanalare le sofferenze. E' bello, invece, sorprendersi quando basta la comprensione di un collega, la condivisione delle proprie idee, degli ideali e delle difficoltà per capire che non sono sola in questo percorso.

- Ascoltare interviste alla televisione, dove tuoi colleghi di diverse parti d'Italia e del mondo, ribadivano il concetto di non essere degli eroi ne di sentirsi tali, ma solamente di fare il lavoro con dedizione, amore e senso di responsabilità, ha suscitato in me una grande ammirazione e stima. Parlando di "storie di vita", quali sono i racconti che fanno a te questo effetto ?

Come tanti i miei colleghi, mi sorprendo quando sento l'associazione infermiere=eroe. La nostra è una professione con forte senso di coscienza e responsabilità, associato di una buona dose di passione. Per me oggi, l'eroei credo sia chi dona all'umanità una gemma preziosa in termini di coscienza e cultura e creatività. Ammiro chi riesce, in questo mondo un po' troppo costruito, a non cedere ai ricatti e a persistere nella ricerca di un perché.

 

- A marzo 2020, le cose si sono messe improvvisamente male per tutti. I più fortunati tra noi hanno dovuto fare i conti solamente con la paura del coronavirus e un certo numero di restrizioni. Per molti altri la vita è cambiata e la domanda che sto per farti, non vuole assolutamente mancare di rispetto a nessuno: Alla fine di un periodo particolarmente duro per gli operatori sanitari, pur considerando che il tuo lavoro ti mette di fronte giornalmente alla sofferenza degli altri, è possibile salvare una piccolissima parte di quest'emergenza come esperienza positiva? C'è qualcosa di buono nel dolore ?

Credo che questo evento abbia messo a dura prova la nostra stabilità mentale in generale e che ognuno di noi sia stato in qualche modo segnato nel profondo. E' stata un'interruzione improvvisa dei nostri piani, una crisi strana che ha spiazzato tutti. Effettivamente, come dici tu, la crisi io la vedo anche in maniera  positiva, perchè favorisce il cambiamento e costringe ad osservare le cose in modo diverso. L'evento della pandemia, per eccezionalità e globalità, fa storia a se. In ogni caso ha fatto nascere nuove sensazioni anche positive. Ad esempio, la solidarietà che è emersa nella mia realtà lavorativa tra i colleghi è stato un qualcosa di straordinario e prezioso, in un periodo così surreale.

 

- Come già detto, in terapia intensiva, oltre ad altre dispositivi , indossate costantemente la mascherina che lascia scoperti gli occhi. A prescindere dagli occhiali dei quali uno può avere o meno bisogno... secondo te, attraverso gli occhi, è possibile aprire un canale di comunicazione non verbale con i pazienti o al bisogno anche con medici e colleghi ? Gli occhi parlano davvero ?

Lo sguardo, soprattutto nel periodo di massima emergenza dove la vestizione comportava una copertura completa del corpo, rimane l'unico veicolo per mandare messaggi e funge più che mai da supporto alla comunicazione verbale che invece si fa più flebile. Il suono della voce e la lettura del labiale, dentro la maschera svaniscono. A salvarci sono proprio gli occhi, dando aiuto e speranza all'altro, sia un paziente, un familiare o un collega. Gli occhi, valorizzati, indispensabili, ma protetti per non rendere la nostra risorsa vulnerabile.

- Quando sei venuta a ritirare i tuoi nuovi occhiali, post lockdown, era anche la prima volta che ti concedevi una serata diversa dal crollare a letto esausta. Eri entusiasta, non solo per vederci finalmente meglio, ma anche per la rilassatezza che ti donava la città in quel momento. Cosa significa per te venire a Venezia?

Venezia vista i primi giorni di maggio, è stata magia pura. Per me è sempre stata un rifugio e una fonte di rigenerazione. Questa breve fuga dal quotidiano, in quei giorni, è stata un regalo. Poter venire in negozio da te Alessandro, col pretesto della mia necessità di scegliere una nuova montatura con lenti adeguate, è stato come ritrovare la libertà, anche se solo per qualche ora.  Il tuo modo discreto e gentile, ma pure sapiente, mi hanno portata nel tuo scrigno a Venezia dove mi sono sentita subito a mio agio. Ho potuto scegliere finalmente una montatura che mi sollevasse e non mi opprimesse. Ho riconquistato la nitidezza e la bellezza di ciò che mi sta intorno, una nuova luce. Ora metto a molto fuoco ogni dettaglio negli scorci  della mia amata Venezia, oltre che i numeri sul monitor al lavoro !. La pace ed il silenzio di Venezia sono stati qualcosa di unico e mi hanno fatto apprezzare il lento ritorno alla vivacità che questa città regala.

Bene , spero di vederti spesso a venezia, visto che ci stai così bene. Grazie per il tuo tempo.

BOUDOIR

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